DIARIO

Të bëftë mirë! (Buon appetito!)

Sta per scoccare il mio terzo mese di permanenza a Tirana e considerata anche l’ora non posso certo fare a meno di parlare di cibo.
La prima grossa differenza con le nostre abitudini è che non esiste un tempo per i pasti. Non ho ben capito ma qua mi pare che mangino quando c’hanno fame. I ristoranti sono aperti no-stop e a qualsiasi ora si può trovare gente che mangia.
Generalmente si mangia bene, ma proprio per questa assenza di orari le giovani generazioni affollano i fast food che sono in tutte le strade, come i ristoranti italiani che non sono affatto male, a differenza di quel che accade solitamente all’estero.
Comunque consiglio vivamente di assaggiare alcune leccornie tipiche che ho provato.
Un “qoftaro”
Intanto l’equivalente della nostra pizza al taglio, il byrek (pron. burèc con la “u” francese), un triangolone di pasta sfoglia ripiena di ricotta o formaggio, verdure o carne. Un po’ pesantino come merenda ma per un pasto veloce va bene. Quelli buoni sono unti, unti, unti, ma dall’odore irresistibile. In realtà ho scoperto che non è proprio pasta sfoglia, ma pasta fillo a strati con il burro (quindi non con lo strutto, considerando il fatto che la tradizione musulmana vieta il maiale), tuttavia il risultato è simile. Uno costa circa 80/100 lek, meno di un euro. Mi hanno detto che i migliori si fanno al sud, verso Valona. Per il momento ci credo sulla parola, ma anche qui a Tirana non sono affatto male.
Ogni pasto normale (non fast) inizia con l’insalata, solitamente con djath (formaggio) tipo feta o kaçkaval (una specie di caciocavallo, sì), menta, olio, sale e a volte olive, pomodori e altre cose. La rucola è stata introdotta nella dieta umana (heheheh) da pochi anni, prima era cibo per galline e, mi hanno spiegato, chiedere un piatto con rucola fino a qualche tempo fa suscitava grasse risate nei presenti.  
L’equivalente degli arrosticini per l’Abruzzo, in termini di tradizione e di tipologia di ristoranti che li propongono, sono i qofte (pron. ciòfte) che letteralmente credo significhi “polpetta”. Fatte di macinato misto di manzo, pollo e a volte anatra o maiale, si trovano alla brace (deliziosiiii) e si mangiano con una specie di tzatziki (ma con meno aglio e prezzemolo), sale (una cifra!), formaggio, pane e patate. Quelli alla brace hanno la forma di salsiccette e si cucinano praticamente in tutti i ristoranti classici. Ce ne sono anche fritti, o allo spiedo ma hanno forme diverse e non li ho assaggiati, il fritto non mi ispira…
Alla brace e allo spiedo si trova veramente di tutto, soprattutto pollo, manzo e agnello. Il condimento è un po’ sempre lo stesso, con l’aggiunta di patate fritte (à gogo) o altre salse.
Dopo i piatti tipici ho deciso di provare dei piatti veramente tradizionali. Ho capito che è tutto un incrocio furioso di tradizioni turche, greche e italiane (del sud). C’è una cosa simile alla pajata romana, una tipo mazzarelle teramane, la pecora alla callara identica, spiedoni di carne tipo sis turchi. Si chiamano Kukurec (cucurez) le simil mazzarelle fatti senza fegato, però, e sono veramente fantastici! Oltre ai piatti simili (che non mi ricordo come si chiamano), ci sono delle cose per me nuove. Il Tave kosi (con la e con la dieresi) che è un agnello al forno con lo yogouth, d’aspetto sembra agnello cac’e’ov’ anche perché l’uovo c’è, e a pacchi!
Ovviamente l’immancabile zuppa scoreggiona di fagioli c’è anche qua e si chiama jani me fasule e di diverso dall’abruzzo c’è la menta e il pomodoro; con i fagioli si fa anche il vitello (Mish qengji me barbunja) ma non so com’è, perchè non l’ho assaggiato ancora.
Buonissimissimo è il coniglio in casseruola con la cipolla (çomlek) e le polpette di vitello in salsa di limone (sempre qofte sono…).
Se vi mancano i carbodrati si può prendere un piatto di riso (pilaf), anche perchè il pane è la grande pecca della cucina albanese. il pane (buk) è praticamente pane in cassetta, anche i panini sono sempre morbidi… la crosta scrocchiarella non esiste e questa cosa mina la mia cafonissima ma sanissima abitudine alla scarpetta e alla diga di sugo. E’ la cosa che mi manca di più…
Ogni tanto mi consolo con una pizza che in qualche ristorante hanno imparato a fare bene.
E poi il pesce… non dico niente, perché qua vince la mia teoria preferita, cioè che il pesce si cucina semplicemente, anzi possibilmente non si cucina e si mangia crudo. Se siete ambientalisti tappatevi le orecchie, ma qui si possono ancora mangiare i datteri… roba seria, veramente voto A+. 
I dolci invece sono troppo dolci per il mio palato, gelatine, canditi, frutta secca, sono ovunque. Ma sono scenografici e assomigliano tanto ai dolci turchi. Se vi garbano è il posto giusto per fare la felicità del vostro dentista.
Ammazzacaffé non ce ne sono, anche perché il Raki, una grappa un po’ più leggera, non si dovrebbe bere a fine pasto, ma durante i pasti (frueee)
Un pasto completo in un ristorante costa – mediamente – meno di 10 euro a testa, bevande comprese. Una pizza al piatto 3.50 euro (500 lek), Una birra costa circa 150 lek (dipende dal tipo, cmq è poco più di 1 euro). Un cocktail mediamente 250/300 lek (2 euro o poco più). Il caffé lo sanno fare bene e al bar (solo seduti, non esiste il bancone) costa 80 lek.
(Per dopo il caffé, un pacchetto di Camel, 170 lek). 
Vi aspetto! 😉
Lisa
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