ENOGASTRONOMIA: L’ESTERO CI (CHI)AMA

Cibi di qualità e vini eccellenti, è semplicemente quello che la tradizione italiana vuole sulle tavole ed è esattamente quel che l’estero ci invidia e quello per cui tanto ci ama. Una specie di sillogismo che ha portato le aziende di settore che hanno investito nell’internazionalizzazione ad aumentare i fatturati in pochissimo tempo. Un esempio? Eataly.

Il cibo deve essere buono, sostenibile e giusto. E’ questo il manifesto di Eataly, il più grande supermercato di gastronomia Made-in-Italy al mondo. Un impero del gusto dove il concetto di qualità è il suo principio fondante, il suo core business. Un’azienda sul territorio. Anzi, un’azienda del territorio, legata alla terra e alle sue produzioni, fatta di artigiani, di gente che si sporca le mani, ma che pensa con competenza e sicurezza alle nuove sfide del mercato globale reale e virtuale.

Eataly è una di quelle avventure imprenditoriali che fa esclamare: “Era la stessa idea che avevo da una vita!” e che ci ricorda come il mercato dell’enogastronomia abbia esploso solo qualche miccetta dell’enorme potenziale di business che serba in sé. Tutto questo perché siamo italiani e stavolta è un grande ed inimitabile vantaggio.

Diamo i numeri di Eataly:
– Venticinque milioni di clienti in un anno
– Tremila dipendenti
Nel 2007 il primo punto vendita a Torino
300 milioni di euro il fatturato complessivo, 400 milioni l’obiettivo per il 2014
– 16 punti vendita in Italia
– Nel mondo è in Giappone e a New York, presto a Dubai, Chicago, Londra, Mosca e in Brasile.


Con il cuore e con la mente alla terra: Oscar Farinetti

Il fondatore di Eataly è un vulcanico imprenditore con un’autentica passione per la terra, che nell’azienda si occupa di molto, quasi tutto: di distribuzione ma anche di produzione. Oltre Eataly ha otto aziende agricole e partecipa ai capitali di altre undici; nel 2008 ha acquistato le tenute di Fontanafredda a Serralunga d’Alba dove produce un milione di bottiglie all’anno. 
Sessant’anni il prossimo 24 settembre, dice che lascerà l’azienda (ai figli) per fare altro.

Nel prossimo articolo parleremo di un’azienda che ha portato il gelato artigianale nel mondo, nata dall’idea di un enologo e di un laureato in economia. 
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