FORMAZIONE ESPERIENZIALE E TEATRO D’IMPRESA

Nel 2007 inizia la mia esperienza di Teatro d’Impresa grazie alla mia lunga attività teatrale come attrice e alla mia passione per tutto ciò che è esperienziale nella formazione.

La fase di studio ha trovato il suo culmine con la partecipazione ad alcuni eventi organizzati da TeD di Firenze, un gruppo di FormAttori che si occupa da anni di Teatro d’Impresa in Italia.

Così hanno visto la luce due progetti posti in essere, grazie alla collaborazione di Arca Management, con McDonald’s (Denver) e con la Comunità Montana Majella Morrone.
Per l’Abruzzo è stata la prima esperienza di Teatro d’Impresa, un esperimento, visti i risultati, destinato a continuare.

LOGICHE DI INTERVENTO PER UN TEATRO D’IMPRESA

“Il teatro non è indispensabile.

Serve ad attraversare le frontiere fra te e me”

Jerzy Grotowski

OBIETTIVI

Con il Teatro d’Impresa è possibile intervenire su più livelli (individuale, di squadra, organizzativo) per lo sviluppo delle più svariate competenze professionali.

A livello individuale si migliorano: le competenze manageriali, di comunicazione verbale e non verbale, parlare in pubblico, gestione delle riunioni, creatività, gestione dei conflitti, presa di consapevolezza e consolidamento del ruolo professionale, motivazione al lavoro

A livello di squadra: incrementare lo spirito di squadra, sviluppare le competenze in tema di leadership professionale, sviluppare le competenze nel processo comunicativo e negoziale, favorire i processi di team building.

A livello organizzativo: agevolare la diffusione della vision e mission organizzativa e la sensibilizzazione sui valori aziendali, il cambiamento culturale ed organizzativo, la gestione del processo creativo, innovativo e qualitativo in tema di orientamento al cliente, stimolare una metodologia alternativa per la risoluzione di situazioni negative di clima interno, conflitti ed altre trasformazioni aziendali (fusioni, merger, lay off, etc.) che implicano una riformulazione degli obiettivi di squadra e delle relazioni.

Rivedere se stessi ed i propri comportamenti da un nuovo punto di vista (gli altri), superando le resistenze legate ai rapporti personali. Tale strumento, coinvolgendo la sfera emotiva, aiuta a rielaborare atteggiamenti e comportamenti, valutandoli con maggior distacco. La nuova distanza acquisita permette l’accettazione delle critiche.

Il metodo alimenta un processo di consapevolezza rispetto alle aree di miglioramento di ciascuno, sviluppando nei partecipanti una motivazione al cambiamento.

PERCORSO

Nella molteplicità degli interventi proposti dalle tecniche del TDI, l’intervento prevede il coinvolgimento diretto dei dipendenti in una modalità di “laboratorio di formazione alternativo”.

L’attività standard prevede 6 incontri full-immersion (6 ore) durante i quali i lavoranti o attori (letteralmente, coloro che agiscono), offrono volontariamente la loro disponibilità a costruire un intervento di teatro d’impresa.

Il gruppo sarà composto da un massimo di 15 persone. Nel caso ci fossero più partecipanti sarà necessaria la presenza di un altro conduttore.

Il lavoro si svilupperà partendo da un intervento di training leggero e procedendo verso la costruzione di improvvisazioni a tema. Sarà poi aperta una fase oratoria di riflessione sull’agito ed una discussione sulla decodifica dei messaggi. In seguito si passerà al montaggio della performance finale derivando le scene e gli interventi verbali direttamente dal lavoro sulle improvvisazioni e sul training. Gli ultimi due incontri saranno dedicati alle prove.

PREMESSE

L’apprendimento di gruppo è vitale nelle organizzazioni moderne: a meno che non siano i gruppi ad apprendere, l’organizzazione non può farlo.

Le esperienze del singolo sono fondamentali per la ristrutturazione del clima aziendale: divengono patrimonio di gruppo nel momento in cui vengono comunicate e condivise a livello esperienziale.

Cambiare punto di vista spesso fornisce l’input per la ristrutturazione delle esperienze critiche, in questo l’intervento di una modalità desueta in un contesto aziendale qual è il teatro, facilita questo processo.

Inoltre è necessaria una fase preliminare di ascolto dei mandati aziendali per concordare gli obiettivi con il committente. Allo stesso tempo però, l’impresa diventerà il fattore fondamentale di tali obiettivi, da fruitore diretto ed indiretto e spesso soggetto stesso della rappresentazione.

IL LABORATORIO / LAB-ORATORIO

All’avvio di ogni esperienza di laboratorio teatrale è necessario che i partecipanti (lavoranti) si predispongano mentalmente e fisicamente all’attività che stanno per intraprendere, che siano concentrati dunque su un momento di “separazione dalla realtà”, perché coscienti che stanno per affrontare una esperienza che adopera canoni comunicativi e canali comunicativi “dimenticati” da molti. Bisogna in sostanza operare una preparazione ad un’esperienza-altra rispetto al naturale andamento della propria giornata.

Contribuiscono a creare un buon clima di lavoro:

1. uno spazio raccolto, riservato al gruppo di lavoro, sgombro da “elementi di distrazione”
2. un abbigliamento comodo

L’ACCOGLIENZA

Cuore della prima fase è il momento di accoglienza che si articola in una parte informale ed una parte rituale. La dimensione informale è quella dell’arrivo dei lavoranti in cui questi entrano in contatto con il formattore, la seconda è la componente rituale in cui avvengono le presentazioni.

Dopo i rituali di contatto si rafforza il rapporto con il gruppo tramite giochi propedeutici alla conoscenza dell’altro. E’ qui che al contatto si sostituisce il contratto: una facilitazione, attraverso la chiarezza delle regole del gioco, di un buon rapporto tra le parti.

IL TRAINING

Con il termine training si intendono una serie di esercizi di attivazione corporea che, a seconda del setting laboratoriale, si sviluppano su vari livelli, attingendo alle modalità proposte dallo psicodramma di Moreno (il warming up), dal metodo Graham della decontrazione (il cui principio si basa sul movimento in relazione alle motivazioni psicologiche), fino al bagaglio del sistema Stanislavskij, poi ripreso, trasformato e per un certo verso evoluto da Grotowski.

Il training ha lo scopo di far raggiungere a chi vi si sottopone una condizione tonica di rilassamento, favorevole ad una migliore gestione dell’ansia e della tensione, prima di affrontare l’esperienza laboratoriale vera e propria. Al training è affidato il momento dell’attivazione emotiva e percettiva che predispone ad una relazione con se stessi e con gli altri.

Il raggiungimento di una percezione armonica del proprio corpo è prerogativa necessaria all’inizio di qualunque lavoro sull’espressione (per l’allineamento del binomio corpo-mente).

Il corpo è infatti il principale strumento di comunicazione del teatro. Proprio per questo ogni intervento a mediazione teatrale si fonda sull’esplorazione del proprio corpo in relazione con quello degli altri, con gli oggetti, con lo spazio, essa costituisce un preliminare fondamentale per l’appropriazione consapevole di sé. Il corpo gode infatti di un doppio statuto, appartenendo al tempo stesso alla realtà esterna e a quella interna dell’individuo. Il corpo, parte integrante del Sé, può a volte essere percepito come “straniero” da una psiche che lo subisce.

Il training psicofisico costituisce una forma di allenamento del corpo, della voce, della mente e consente di esplorarne le potenzialità e aiuta ad affrontare l’esperienza teatrale con metodo e disciplina e “separa” i partecipanti dalla realtà introducendoli nel “gioco teatrale”.

DALLA PRESENTAZIONE ALLA RAPPRESENTAZIONE DEL SE’

La comunicazione non verbale svolge una importante funzione nell’ambito del comportamento sociale dell’uomo: è un linguaggio di relazione, un mezzo per esprimere e comunicare emozioni, atteggiamenti relativi all’immagine del Sé.

E’ possibile dunque ipotizzare che un evento emotivo, soprattutto se protratto nel tempo e se di notevole intensità, conservi nel corpo degli influssi, dei riflessi, insomma una sorta di “memoria”. Il comportamento psicomotorio rappresenta, infatti, la traduzione – sul piano della motricità – della fisicità e del comportamento dei più svariati aspetti della vita psichica (impulsi, motivazioni, istinti, bisogni, desideri, volontà, sentimenti…) con cui è in stretta correlazione e connessione.

Andando a sollecitare quei comportamenti psicomotori e quella “memoria”, si avvia, una ricerca personale della comunicazione non verbale che rende racconto – e quindi drammaturgia – il singolo gesto.

E’ proprio così che il corpo prima di tutto, esattamente come voleva Grotowski, comincia a raccontare.

LE EMOZIONI

L’attività teatrale stimola ed aumenta la consapevolezza degli stati d’animo, la capacità di contenimento delle emozioni, attiva un affinamento dell’ascolto dell’altro sviluppando progressivamente una sensibilità empatica. Seguendo il tracciato degli studi di Howard Gardner e Daniel Goleman, è possibile asserire che una decodifica progressiva degli eventi per mezzo dei codici teatrali aiuta a conoscere se stessi, a sapersi autovalutare individuando i propri limiti e i propri pregi, ad avere fiducia in sé e negli altri, ad acquisire un progressivo autocontrollo, un’adattabilità al cambiamento e all’innovazione, accrescendo l’impegno e l’iniziativa personale. Per altri versi la facilitazione nell’acquisizione dell’empatia permette di comprendere meglio l’altro, di promuoverne uno sviluppo anche patendo dalla sua marcata diversità, potenziando le abilità sociali, comunicative, di gestione dei conflitti, e permettendo una ottimizzazione del lavoro personale e di squadra.

L’IMPROVVISAZIONE

L’improvvisazione è uno degli elementi alla base del sistema Stanislavskij nel percorso dell’attore. L’attore improvvisa perché ha imparato ad esprimere, segmentando e poi ricostruendo l’azione interna ed esterna dell’uomo: il dramma viene scomposto in azioni, le azioni in motivazioni ed è questo frazionamento che dà la possibilità di non agire “in generale”, ma di procedere con precisione e coerenza. Solitamente l’improvvisazione si caratterizza come luogo dell’emersione e della rappresentazione dei desideri profondi e dei vissuti individuali e di gruppo. E’ un ottimo strumento per andare in profondità, partendo solitamente da uno spunto esterno predeterminato (dato dal formattore o da uno dei componenti del gruppo).

L’improvvisazione non è casuale: le tappe di svolgimento dell’azione vanno rispettate, aiutando così ad allenare la mente nell’organizzazione di percorsi operativi, nel confronto con limiti imposti, nell’allenamento del proprio spirito di iniziativa ed adattamento.

LA NARRAZIONE

Il linguaggio rappresenta uno dei più efficaci codici espressivi e comunicativi dell’uomo e il teatro se ne serve per comunicare attraverso la lettura e la lettura interpretata. Esattamente come fa l’espressione corporea, quella verbale unisce, permettendo un nuovo livello di relazione mentale attraverso la partecipazione comune dei significati. Il linguaggio rappresenterà ora un nuovo modo di entrare in relazione con gli altri.

In particolare la performance autobiografica, attraverso lo scrivere o il raccontare, impone di scegliere da dove partire e verso dove dirigersi, coinvolgendo un percorso di sorprese, improvvisazioni, rievocazioni.

Questa attività può stimolare l’autostima dal momento che aiuta la mente a riconoscere delle capacità inesplorate: ci si accorge che non si è affatto donne e uomini vuoti e che la memoria può essere aggredita e condivisa. Grazie all’esperienza laboratoriale ci si accorge che la propria esperienza autobiografica serve ed è interessante, riproponendo il proprio vissuto in maniera creativa, attivando un percorso di emancipazione privata.

Oltre a ciò, ciascuno, a lavoro finito, si renderà conto di aver rappresentato sé e contemporaneamente un’altra persona. Il processo di mascheramento/smascheramento è completo.

LA CREAZIONE SCENICA

Il processo di costruzione dell’individuo e del gruppo avviato in fase laboratoriale potrebbe risultare incompleto se non viene messo alla prova, ovvero condiviso con altri e comunicato. Grotowski diceva a proposito che, dopo aver sperimentato il sé nel gioco teatrale, si ha la necessità di “offrirlo in sacrificio, palesandolo”. Questo atto di rivelazione diventa un atto totale, un dono che confina con la trasgressione di ogni barriera.

RIFERIMENTI TEORICI

Borgato, Vergnani, Teatro d’impresa, Milano, Franco Angeli, 2007

H. Gardner, L’educazione delle intelligenze multiple. Dalla teoria alla prassi pedagogica, Milano, Anabasi, 1995

D. Goleman, L’intelligenza emotiva, Milano, Rizzoli, 1996

V. Garavaglia, Teatro, educazione, società, Utet, Torino, 2007

Per i riferimenti teorici prettamente teatrali si vedano le opere di Jerzy Grotowski, Eugenio Barba, Konstantin Stanislavskij, Augusto Boal (teatro forum, teatro immagine), Jacob L. Moreno (psicodramma), Martha Graham, Jacques Lecoq.

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