Lavorare gratis fa male: ecco un piccolo regalo per non farlo mai più!

lavorare gratis è dannoso. Ecco perché! (annuncio fake)
 

Non sono impazzita tutto di botto. 
Oggi per la prima volta ospito sul mio blog un guest post, ovvero un articolo scritto da un collega, Andrea Di Nisio, che ringrazio moltissimo. 
E’ un articolo interessante ed intelligente, rivolto a te che sicuramente hai accettato almeno una volta nella vita di lavorare gratis. 

L’ho fatto anche io quando ero giovane. Credo anzi che sia un errore nel quale siamo caduti tutti, per voglia di “fare curriculum” o perché (peggio) l’abbiamo scoperto dopo aver lavorato che non saremmo stati pagati.

Tu lo fai ancora? Male, molto male… 

La buona notizia di oggi è che questa è una malattia dalla quale si può guarire! Anzi, ti lascerò con un regalo (questo sì, gratis!), se avrai la pazienza di leggere fino in fondo…

Buona lettura!
Lisa


Hai presente le scritte sui pacchetti di sigarette tipo “Il fumo nuoce gravemente te e chi ti sta intorno”? 

Sulle proposte di lavorare gratis dovrebbero stampare gli stessi catastrofici avvertimenti a caratteri cubitali o, come fanno in alcuni paesi anglosassoni, delle belle immagini scioccanti con dei giovani freelance ad elemosinare alla stazione, con cartone di vino in mano e barbe crostose e incolte.

Freelance, ma non pensi a chi ti sta intorno?

freelance, non lavorare gratis!
 

Sì, lavorare gratis fa male anche a chi ti sta intorno, o solerte freelance intossicato di stage non retribuiti e di lavori a guadagno zero presi solo per incrementare il tuo portfolio

 
Ma al portafoglio non ci pensi? E ai tuoi colleghi più bisognosi? Pensa: per ogni lavoro che accetti gratis, un altro freelance vede svanire la possibilità di aumentare il suo reddito a fine mese. 
Grazie a te, il tuo collega bisognoso dovrà continuare col suo altro lavoro (cameriere-barista-barman-callcenter), oltre a rimanere attaccato, pena l’indigenza, al cordone ombelical-familiare che puntualmente paga parte delle sue bollette.

Il rischio concreto di tutto questo è drogare il mercato: il committente potrebbe infatti pensare in conseguenza alla tua caritatevole opera: “Se fino ad oggi ho pagato zero per questo servizio, perché iniziarlo a pagare da domani?” 

Il tuo curriculum val bene uno stipendio.

Lavorare significa essere pagati, il tuo cv vale.
 

Eh sì, ogni offerta di lavoro nasconde una tentazione e può farti ricadere nel baratro della dipendenza. 

Per ogni colloquio in cui non hai la prontezza o il coraggio di chiedere quanto sarà lo stipendio a fine mese, un tuo collega, candidato come te, verrà bollato come choosy solo per aver pronunciato il bi-sillabo pa-ga o le eroiche sei sillabe di re-mu-ne-ra-zio-ne.

Autonomo o subordinato? Per il lavoro (anche sul web) chiedi sempre di essere pagato.

Non importa se sei un lavoratore autonomo o un subordinato, non ci interessa se pretendi la fattura o la busta paga, l’importante è farti pagare anche (e soprattutto) per lavorare sul web. Se proprio non ci riesci, le tecniche di contrasto alla tua dipendenza consigliano di spalmarti sul divano a vedere la tua serie preferita, perché il tuo vizio di lavorare gratis equivarrebbe, nei fatti, a non lavorare (volontariato sociale escluso, si capisce).

Lavorare sul web significa infatti…

Lavorare sul web, come in altri settori, significa infatti “occupare il tempo nel fare qualcosa di produttivo, traendone un vantaggio generalmente economico”: tutte le attività difformi da questa definizione non possono essere definite lavoro, caro il mio gratissomane, nonostante il tuo senso di colpa ti urli il contrario nella tua testolina coscienziosa. 

 
La Costituzione italiana, fonte che a citarla anche gli irrecuperabili si mettono sull’attenti, osa addirittura parlare del diritto del lavoratore “ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”
 
E non mi venite a dire che voi una famiglia non ce l’avete e quindi potete fare a meno della retribuzione proporzionata!

La visibilità è un vantaggio “generalmente economico”?

lavorare sul web è lavorare, quindi devi essere pagato
 

E ma allora sei proprio irrecuperabile?! Questa della visibilità è una formula retorica diventata un evergreen e seconda solo a “si, lavoro gratis, ma mi fa curriculum”: no! 

 
Non è questo il modo giusto di ragionare! Piuttosto, per vedere la luce in fondo al tunnel della tua mostruosa dipendenza, fai questo piccolo esercizio: mettiti nei panni della persona che deve valutare il tuo lavoro, con buona probabilità si chiederà: ma se questo non chiede di essere pagato, un motivo ci sarà!

Pagami, perché io valgo!

La formula è: pagami perché io sto lavorando, sto impiegando il mio tempo per creare valore per la tua azienda

Se non ti piace come lavoro sul web, invece, caro committente o datore di lavoro, rivolgiti ad un mio collega.

3 eccezioni possibili

Ci sono ovviamente delle dovute eccezioni da fare. 
 
1# Se lavori su un tuo progetto, ovviamente, investirai il tuo tempo senza sapere se e quando la tua idea diventerà un business (cioè una fonte di denari)
 
2# Se lavori in team con altre realtà e c’è un sano “baratto”: sto parlando (e sul web è molto comune) di quando ci si scambiano dei servizi o dei lavori. Io azienda A faccio questo per te e tu professionista B fai quest’altro per me. Ok. Ci sta. Il baratto è comunque vantaggioso. 
 
3# Se il tuo vantaggio economico collaterale è tangibile, ovvero se qualcuno ti chiede di lavorare gratis e la cosa sei certo che ti porterà vantaggi da qualche altra parte.
Mi spiego: una prassi dell’advertising classico prevede, ad esempio in una campagna di sponsorizzazione, di dare spazio gratuito ai “grandi marchi” e a pagamento ai “piccoli” che saranno attirati proprio dalla presenza del primo.
Questo è un modo (discutibile, d’accordo, ma è un metodo) per fare business. Quindi non stai lavorando gratis.
 

Il mio regalo per il tuo 2015

(Il gioco è tratto da una storica insegna americana)

 

 
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