TROVARE LAVORO: AGGIORNAMENTO E FORMAZIONE FANNO LA FORZA

Tutto ruota intorno a tre domande: “Cosa so fare? Che cosa vorrei fare? Che cosa il mercato mi consente di fare?”. Per restare competitivi occorre consolidare il proprio profilo professionale attraverso strumenti mirati e sfruttando tutte le occasioni. Le attività di outplacement e riqualificazione consentono di ricollocarsi più facilmente sul mercato del lavoro.

L’apprendimento non finisce mai 
Di Federico Pace

Popolazione in età attiva che ha seguito un corso di formazione nell’ultimo anno
25% – in Svezia
32,3% – in Danimarca
5,7% – in Italia
12% – soglia minima richiesta dall’Europa
Continuare a formarsi e ad apprendere è l’unica strada per rimanere concorrenziali sul mercato. Le competenze cruciali per riuscire ad attraversare al meglio l’intero arco del proprio percorso professionale non saranno tanto saperi specifici, quanto piuttosto capacità più ampie e generali, quelle che permetteranno a ciascuno di comprendere quali sono le strade da percorrere, quali le specifiche competenze da apprendere  e quelle da andare a consolidare, aggiornandole periodicamente. 
Le competenze specifiche ed i saperi professionali sono però i mattoni da cui partire. Gli elementi essenziali di cui nessuno può fare a meno. 
L’aggiornamento di questi saperi è una precondizione per rimanere competitivi ed ambiti dalle imprese.

Chi frequenta corsi di formazione in Italia?

13% – ha tra 24 e 35 anni 
6,2% – è in ricerca di un lavoro
5,5% – è occupato

Parola d’ordine: Outplacement
di Vito de Ceglia

In primis, l’attività di outplacement spinge a far incontrare la persona con un lavoro, non con una qualsiasi occupazione, bensì con un impiego che si dimostri il più congeniale possibile. Un lavoro può essere più o meno adatto in relazione a ciò che quella persona ha maturato in tutta la sua storia professionale e non solo al lavoro precedentemente svolto.

Capita spesso, infatti, che la maggior parte delle competenze restino ignare allo stesso soggetto, consapevole di saper fare solo quanto eseguito per anni, senza sapersi riconoscere realmente, senza cioè considerare che ogni sua attitudine può essere tradotta in fare.
L’outplacer, pertanto, vuole ri-orientare la persona nel mondo del lavoro.


Come funziona l’attività di outplacement?
Risponde Gabriella Lusvraghi, senior advisor outplacement Randstad Italia
Tutto ruota intorno a tre domande: “Cosa so fare? Che cosa vorrei fare? Che cosa il mercato mi consente di fare?”.
Ricorrono a questo strumento soprattutto aziende multinazionali o grandi aziende italiane.
Le richieste maggiori sono per il personale tecnico ed in area vendita: le imprese vogliono specializzazione e sono alla ricerca spasmodica di talenti.

[Fonte: Repubblica Lavoro e Professioni. Guida n 3. Formazione&Coaching: prepararsi e aggiornarsi per competere nel mercato del lavoro]

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