Wine export: quanto si beve italiano nel mondo

Si beve italiano ovunque nel mondo, ma in ogni Paese ci sono “usanze” da rispettare. Non è facile la vita dell’export manger del vino che deve conoscere a fondo abitudini e psicologia del consumatore per poter fare… le scelte commerciali giuste nel posto giusto.
Ce ne parla diffusamente un articolo di Repubblica firmato da Mara Accettura*.

I cinesi lo vogliono rosso (bianco è il colore del lutto) e lo bevono soprattutto negli hotel di lusso, per questioni di business. I russi preferiscono farsi un bicchiere a casa, possibilmente dolce e con le bollicine. I brasiliani distinguono a malapena un sidro da un prosecco. E gli indiani, che possono bere solo a partire dai 25 anni, prediligono quello fruttato, sempre prima dei pasti.
Ognuno a modo suo. Oggi le importazioni italiane in questi Paesi costituiscono il 4% del totale (5 miliardi di euro). Quisquilie. Ma una cosa è certa: i BRIC hanno sete.

Inizia così un bellissimo ed ampio articolo dedicato al Made in Italy in campo enologico che ci racconta come stiano cambiando le abitudini di consumo di vino italiano nel mondo.

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Iniziamo col dire che i cambiamenti sono a nostro favore, come ci racconta l’articolo:

Nel 2000 i cinesi bevevano 10 milioni e 700mila ettolitri di vino, nel 2012 sono diventati 17.817.000 (+67%): su una popolazione di un miliardo e 300 milioni è più di un litro a testa. In particolare negli ultimi 5 anni il consumo di vino rosso è triplicato. Nel 2013 i cinesi hanno stappato 1860 milioni di bottiglie, superando i 1800 milioni della Francia e i 1700 dell’Italia, un record mondiale. «Ci sono 32 città con più di un milione di abitanti», continua D’Agata. «Solo Shangai ne ha 24 milioni. Con certi numeri è ovvio che chi vuole continuare a vinificare non può prescindere da questo super power». E deve anche farlo in fretta perché la concorrenza è spietata.

Gli italiani bevono sempre meno
Secondo quanto si evince dai dati, anche se sembra incredibile, noi italiani beviamo sempre meno, mentre è all’estero che stanno crescendo i numeri del consumo di prodotti enologici, anche d’alta gamma.
Lo conferma Denis Pantini, project leader di WineMonitor: “La quantità dei nostri consumi è ormai pari a quella esportata ed è sostenuta dagli ultrasessantenni che bevono ai pasti. I giovani sono orientati ad altri alcolici come la birra e con la crisi è diminuita anche la spesa media per famiglia, assestandosi sui 12 euro al mese. Detto ciò, il mercato nazionale resta importante soprattutto per le imprese più piccole”.
Diamo i numeri: quanto si beve vino italiano nel mondo
Germania 36%
GranBretagna 17%
USA 31%
Canada 20%
Cina 7%
Giappone 14%
Russia 20%
Svizzera 34%
Brasile 12%
India 10%
*[Fonte immagini ed articolo originale: d.repubblica.it]
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